LC CUNEO – SUMMER SCHOOL CESPEC 2017 alla X Edizione

CarlettoRevelli

LIONS CLUB CUNEO

DUE SERATE DI INTENSA ATTUALITÀ ETICA E CULTURALE

Martedì 12 e mercoledì 13 settembre 2017, si sono svolti due interessanti e affascinanti incontri nell’ambito della X edizione della SUMMER SCHOOL CeSPeC, incentrata sulla seguente tematica: Humanitas. Le scienze umane nel mondo contemporaneo. Il percorso di conferenze, di dibattiti e di workshop giovani si è articolato in più sessioni nell’arco di quattro giornate, con l’intervento di qualificate personalità, per lo più provenienti dal mondo accademico.

Il Lions Club Cuneo, con la presenza di alcuni suoi soci, ha attivamente partecipato all’iniziativa nelle due giornate iniziali, in quanto particolarmente attinente alla piattaforma di collaborazione avviata da qualche anno a questa parte. La citata collaborazione chiama in causa una stretta sintonia di obiettivi e di valori, a cui deve aggiungersi l’intervento del nostro Club in qualità di cofinanziatore delle borse di studio erogate ai corsisti coinvolti nel progetto.

La prima serata è stata dedicata alla Lectio Magistralis del prof. Marco Revelli, figlio di Nuto Revelli, autore, tra gli altri scritti, de Il mondo dei vinti, opera molto conosciuta e apprezzata dal vasto pubblico. L’intervento del Professore, intitolato Humanitas/dishumanitas. Le sfide del presente, ha affascinato la platea, per la chiarezza espositiva, per l’ampiezza e la profondità delle argomentazioni, nonché per le citazioni e le esemplificazioni davvero coinvolgenti.

Il relatore ha ampiamente analizzato il concetto di Humanitas, tematizzato in modo esplicito e articolato in epoca romana, verso la fine dell’età repubblicana, comunque da collegare alla filantropia e alla paideia proprie della cultura ellenica. Dalla famosa frase di Menandro (commediografo greco del IV secolo a.C.), “Com’è piacevole l’uomo, quando è uomo”; ed ancora dall’Homo sum: humani nihil a me alienum puto di Terenzio, all’Homo humanus di Cicerone, emerge chiaramente il radicamento classico di un’antropologia – non di rado elitaria – coniugata nei modi e nei tempi della dignità e della libertà. Se a tale contesto valoriale aggiungiamo la celebrazione dell’individuo di matrice socratica e cristiana, l’antropocentrismo rinascimentale e il razionalismo di matrice illuministica – tanto per citare alcuni fondamentali orizzonti intellettuali – si può davvero cogliere il nucleo fondativo ed evolutivo dell’humanitas nell’ambito della cultura greco-romana e moderna.

La citata dimensione etica, ha proseguito il Professore, è incappata in una cesura profonda nella prima metà del Novecento, cesura che il relatore ha introdotto con la lettura di un passo, “Noi veniamo dopo…”, tratto dalla Prefazione a Linguaggio e silenzio di George Steiner. La frattura si è materializzata nella voragine della “dishumanitas”, di cui Auschwitz rappresenta la versione più atroce.  Auschwitz, il male assoluto, la notte della ragione, il trionfo della pazzia e dell’atrocità, rappresenta l’inenarrabile e la totale contraffazione dei più elementari diritti umani.

L’intervento è proseguito con l’analisi di un secondo sfondamento, facente capo alla Post humanitas, rinvenibile in alcuni ambiti tecnologici, e non solo, degli ultimi decenni. Si è richiamato, in merito, l’opera di Pedro Domingos, Algoritmo definitivo, in cui l’autore, come recita il prosieguo del titolo, insegue il mito della macchina che impara da sola e riflette sul futuro del nostro mondo. Non già in termini pessimistici, bensì nella convinzione che l’intelligenza artificiale dovrà essere la compagna insostituibile dell’uomo di domani. Sussistono, in ogni caso, dei rischi ed emerge un dato non gratificante e distonico rispetto alla concezione classica dell’uomo, in quanto quest’ultimo verrebbe a perdere (o ha già perso?) l’esercizio esclusivo del pensiero, dovendolo condividere con le macchine pensanti. Ma, ha continuato il relatore, non è solo dalle tecnoscienze che trae origine la Post humanitas. Altri ambiti di studio e altre discipline vanno in tale direzione, quali sono, a titolo di esempio, le neuroscienze, l’etologia, le tecnologie alternative, la creazione di tessuti bio-artificiali. Il tutto tende a sopprimere le tradizionali separazioni: in alto, fra l’uomo e Dio, in basso tra l’uomo e il regno animale, annullando, nel contempo, le coppie dicotomiche di natura e cultura, res extensa e res cogitans, istinto e ragione.

Si rende necessario, ha concluso il Professore, un Post-umanesimo capace di dilatare il nucleo normativo dell’humanitas, di prendersi cura non solo dell’uomo, ma dell’intera catena dell’essere nel mondo. Probabilmente, il solo modo di sopravvivere allo sfondamento dei confini sopra citati passa attraverso l’attivazione di una nuova paideia, in grado di formare un cittadino del Pianeta humanus et politus, per dirla con Cicerone, che sappia anteporre la dignitas a tutte le altre cose.

La seconda serata ha avuto come relatori Hafez Haidar, Accademico Emerito e candidato al Premio Nobel per la Pace, affiancato dal poeta Enrico Maria Di Palma. La tematica da loro affrontata era inerente alla poesia e alla narrativa come veicolo di armonia e interazione tra culture e civiltà differenti. Tutti e due gli oratori hanno sviluppato l’argomento in modo avvincente e persuasivo, con frequenti richiami letterari, con esempi concreti, supportati da riflessioni e considerazioni proiettate nei dinamismi dell’attualità.

Il prof. Haidar, dopo aver letto, con tonalità appassionata e coinvolgente, alcune sue poesie ed aver richiamato l’aforisma tratto dal Talmud, secondo cui “chi salva una vita salva il mondo intero”, ha indirizzato il suo percorso argomentativo verso le persone giuste, capaci di dialogare e di collaborare con gli altri, bandendo ogni forma di pregiudizio,

evitando di rinchiudersi su posizioni unilaterali e considerando la diversità non già come ostacolo, bensì come risorsa e occasione per un vero esercizio di convivenza democratica. Al di fuori di questo prezioso orizzonte di civismo, pluralismo, accettazione e solidarietà, si profila, in modo sempre più minaccioso e pericoloso, la selva oscura dell’incomprensione, dell’odio e della vendetta, che può degenerare nel fanatismo e nel terrorismo, autentici flagelli del mondo contemporaneo.

Pertanto occorre, ha concluso il relatore, conoscere, accettare e amare la cultura degli altri, senza di che la piaga del sospetto e del disaccordo rischia di avere un ampio margine di propagazione e di virulenza, dunque preparare il terreno per l’attecchimento del pregiudizio e della violenza nei confronti di chi vive, pensa ed opera in modo diverso.

Michele Girardo

1o Vicepresidente e addetto stampa del Lions Club Cuneo

 

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